martedì 17 settembre 2013

Papa Francesco "for dummies"


Papa Francesco e il linguaggio del Credente




Come si legge su l’homepage del periodico il Timone, la nostra carta di identità si risolve tutta in una parola, in una pregnante, decisiva qualifica: cattolici. Cattolici senza aggettivi, cattolici e basta; uomini e donne ai quali è stata donata la Fede, innamorati di Dio e membra vive della Chiesa, figli della Vergine Madre, fedeli al Santo Padre e ai suoi insegnamenti per poi cercare di essere testimoni del Vangelo sino agli orizzonti estremi del mondo.
Ma come essere missionari nella Chiesa? Come parlare al mondo? E’ una domanda che dovrebbe essere frequente nella vita di ogni cristiano e che dovrebbe rinnovarsi continuamente. Ma come fare? Papa Francesco, basandosi sul fondamento della Parola, propone la via maestra per vivere la nuova Evangelizzazione: la via della magnanimità nell’umiltà. I contorni di questo modo d’essere «missionari nella Chiesa» sono stati tratteggiati costantemente da Papa Francesco durante le ormai consuete celebrazioni della messa nella cappella della Domus Sanctae Marthae e durante i discorsi alla GMG di Rio. Pertanto di seguito e sottoforma di Flashback e Take Home riportiamo la parti più salienti delle meditazioni del Santo Padre per gustarne la bellezza e delineare un cammino ideale di perfezionamento dei nostri cuori.


·        Come vorrei una Chiesa umile e coraggiosa in ascolto dello Spirito Santo. Una Chiesa che esce da se stessa per andare nelle periferie del mondo. Una Chiesa che è madre, non baby sitter, che costruisce ponti e non muri. Una Chiesa dalle porte aperte, che è comunità di amore non una Ong.  

·        Il cristiano non deve essere come i soldati che quando vincono la battaglia fanno piazza pulita, di tutto». Il cristiano predica, annuncia il Vangelo con la sua testimonianza più che con le parole.

·        Riscoprire la “grammatica della semplicità”.



·        Un’altra lezione che la Chiesa deve ricordare sempre è che non può allontanarsi dalla semplicità, altrimenti disimpara il linguaggio del Mistero e resta fuori dalla porta del Mistero, e, ovviamente, non riesce ad entrare in coloro che pretendono dalla Chiesa quello che non possono darsi da sé, cioè Dio”.



·        Spogliarsi degli orpelli esteriori, dei sofismi espressivi, perché il vestito di Dio, la lingua di Dio, è la semplicità.

·        Ma come posso fare questo? «Noi, con il nostro sforzo, non possiamo farlo. Soltanto una grazia può farlo in noi. Il nostro sforzo aiuterà; è necessario ma non sufficiente».

·        La mitezza, l’umiltà, la bontà, la tenerezza, la mansuetudine, la magnanimità sono tutte virtù che servono per seguire la strada indicata da Cristo. Riceverle è «una grazia. Una grazia che viene dalla contemplazione di Gesù». Dunque per essere buoni cristiani è necessario contemplare sempre l’umanità di Gesù e l’umanità sofferente. Per rendere testimonianza? Contempla Gesù. Per perdonare? Contempla Gesù sofferente. Per non odiare il prossimo? Contempla Gesù sofferente. Per non chiacchierare contro il prossimo? Contempla Gesù sofferente. Non c’è altra strada»



·        Siamo tentati di voler costruire una Chiesa a nostra misura. La strada di Gesù non è quella delle ideologie e dei moralismi che falsificano il Vangelo

·        Tutte le volte che «giudichiamo i nostri fratelli» e «quando ne parliamo di que­sto con gli altri siamo cristiani omicidi». Se parli male del fratello, uccidi il fratello. E noi, ogni volta che lo facciamo, i­mitiamo quel gesto di Caino, il primo omici­da della storia». Le chiacchiere vanno sempre sulla «dimensio­ne della criminalità, non ci sono chiacchiere innocenti». La lingua serve per lodare Dio e invece, «quando la usiamo per parlare male del fratello o della sorella, la usiamo per uccidere Dio», «l’immagine di Dio nel fratello».

·        Per questa ragione, si de­ve chiedere per noi e per tutta la Chiesa la gra­zia «della conversione dalla criminalità delle chiacchiere all’amore, all’umiltà, alla mitezza, alla mansuetudine, alla magnanimità dell’a­more verso il prossimo».


·        L’insulto è un modo per sminuire l’altro. Infatti «non c’è bisogno di andare dallo psicologo per sapere che quando uno sminuisce l’altro è perché non può crescere, ha bisogno che l’altro vada più in basso per sentirsi qualcuno.



·        Non parlate male degli altri, non sminuitevi, non squalificatevi. In fondo tutti stiamo procedendo per lo stesso cammino».

·        Chiedere al Signore la grazia per tutti di «stare attenti un po’ di più alla lingua riguardo a quello che diciamo degli altri».

·        Chiedete al Signore la grazia di «conformare la nostra vita a questa nuova legge, che è la legge della mansuetudine, legge dell’amore, legge della pace», cominciando a «potare un pochino la nostra lingua, a potare un pochino i commenti che facciamo sugli altri o le esplosioni che ci portano all’insulto, alla collera facile».



La semplicità di queste parole semplici riscalda i nostri cuori e rinvigorisce il nostro Spirito. E vogliamo concludere questa raccolta di meditazioni con una frase del Papa Emerito Benedetto XVI pronunciata recentemente nella Messa celebrata nella cappella del Governatorato in Vaticano per i suoi Ex allievi che esprime l’intensa comunione con Papa Francesco e ci fa gustare quanto siano misteriose le vie dello Spirito e della Provvidenza:  Noi ci troviamo sulla via di Cristo, sulla giusta via se in Sua vece e come Lui proviamo a diventare persone che “scendono” per entrare nella vera grandezza, nella grandezza di Dio che è la grandezza dell’amore
 Gli Amici del Timone di Ferrara

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