domenica 18 febbraio 2018

Gandolfini al teatro Nuovo a Ferrara sui principi non negoziabili


 
Hanno scelto una struttura laica per marcare la laicità della questione, Massimo Gandolfini e il Comitato difendiamo i nostri figli, per parlare di principi non negoziabili oggi. Sarà infatti il Teatro Nuovo di Ferrara ad ospitare l'intervento pubblico del coordinatore degli ultimi Family Day che in vista delle prossime elezioni politiche faràil punto su quanto i partiti hanno fatto e si sono impegnati a fare in tema di famiglia ed educazione dei figli. Nessuna commistione e nessun appoggio richiesto alla diocesi quindi, perché il problema non è dei cattolici ma della nazione intera, credenti e non. Tutti sono invitati, Martedì 20 Febbraio alle 20.45.
 
 

domenica 4 febbraio 2018

Il Quotidiano Nazionale indaga sulla conferenza annullata

"Casa Cini è la casa di cultura della diocesi. L'evento non è una iniziativa diocesana. Tutto qui. Nessun caso."
Ma gli organizzatori affermano di aver prenotato la sala da mesi.
"Gli organizzatori sono liberi di svolgere la loro attività quando e dove vogliono".

Con queste parole il Vicario della Diocesi di Ferrara Comacchio ha liquidato la domanda dell'inviato del quotidiano Il Resto Del Carlino che ha indagato sul caso della conferenza di Stefano Fontana che si sarebbe dovuta tenere Venerdì 2 Febbraio presso Casa Cini sulla teologia di Ranher ma che è stata annullata in quanto solo 4 giorni prima i vertici della Diocesi, proprietaria della storica struttura culturale, hanno ritirato la disponibilità dei locali. Superfluo ogni commento alla risposta data al giornale. La conferenza non era stata organizzata dagli Amici del Timone di Ferrara ma da loro pubblicizzata sul proprio sito web e pagina Facebook.



L'articolo del Resto Del Carlino di Giovedì 1 Febbraio

martedì 30 gennaio 2018

Ritirata all'ultimo momento la disponibilità di Casa Cini: conferenza annullata

 
Ci dispiace enormemente annunciare che la conferenza  del prof. Fontana qui pubblicizzata che si sarebbe dovuta tenere a Casa Cini  Venerdì 2 Febbraio non si terrà più e viene spostata a data da destinarsi, in altro luogo.
La sala conferenze era stata prenotata da circa 2 mesi con regolare conferma scritta via email, ma solo 4 giorni prima, come vedete, la segreteria della struttura, di proprietà della Diocesi di Ferrara Comacchio, ha ritirato la disponibilità "per disposizioni superiori". Non abbiamo al momento altri dettagli sulle motivazioni in quanto nessun responsabile si è reso reperibile fino ad ora.
Vi terremo informati sulla nuova data e il nuovo luogo, speriamo il più presto possibile.


sabato 27 gennaio 2018

 
Venerdi 2 Febbraio 2018 
 Casa Cini , Ferrara 
 ore 21
 
 dott. Stefano Fontana
 
La nuova chiesa di Karl Rahner
 
il teologo che ha insegnato ad arrendersi al mondo.
 
Diretta Facebook sulla nostra pagina
      

giovedì 25 gennaio 2018

FFI, una voce coraggiosa si leva

Articolo ripreso da Corrispondenza Romana

P. Paolo M. Siano
Pochi giorni fa, 21 gennaio, è stato un anniversario importante per la storia di noi Francescani dell’Immacolata (FI). In quel giorno di 6 anni fa (2012) si svolse nel nostro convento romano in via Boccea l’incontro tra l’allora Consiglio Generale FI da un lato, e dall’altro 5 frati (due americani e tre italiani) contestatori della persona e del governo di padre Stefano Manelli, fondatore e Ministro generale.
Il sottoscritto, insieme ad altri docenti dell’allora Seminario FI e responsabili della formazione, fu invitato da P. Manelli a partecipare all’evento. L’incontro, durato un’intera giornata in due sessioni, fu sconvolgente per la quantità e veemenza di accuse velenose mosse contro padre Manelli.
Col senno di poi si comprende che quelle accuse sarebbero state poi gradualmente dispiegate e sviluppate nel dossieraggio e nella guerra ecclesiastica, mediatica e giudiziaria condotta contro padre Manelli, guerra promossa e/o avallata da alcuni ecclesiastici (anche vaticani), frati, laici, e un prete diocesano un po’ “tridentino”… In questi 6 anni ho assistito: alla oggettiva devastazione della mia Famiglia Religiosa (Frati, Suore, Laici), alla persecuzione (tuttora in corso) del Padre Fondatore e del nostro autentico carisma FI approvato da Papa san Giovanni Paolo II.
Il futuro vocazionale, mio e di altri confratelli che come me difendono la persona e la linea dei Fondatori, è incerto. Alla luce di vari fatti, sono convinto che almeno finché dura questo Pontificato siamo passibili di monitoraggio, ostruzione, persecuzione, ovunque andremo e qualunque cosa faremo o diventeremo. In quell’incontro del 21-1-2012, quei tre frati italiani ci dissero, in sostanza, così (sono testimone): «Se non togliete il latino dal Seminario [di allora, Seminario Teologico dell’Immacolata Mediatrice – STIMvi denunciamo in Congregazione [CIVCSVA] dove sapete che ci sono «modernisti» [o «progressisti»] che vi faranno commissariare». Ed è avvenuto proprio così. Non ci piegammo alla minaccia, e vennero Visita e Commissariamento.
Ora, uno di quei tre padri italiani (nel frattempo uno dei due americani è ritornato ai Minori Conventuali) è il principale curatore del «Calendario 2018 Frati Francescani dell’Immacolata» (perché non ci è stato spedito qui a Ferrara?). In certo senso è un testo ufficiale in quanto si precisa che è edito dai Frati Francescani dell’Immacolata «con la benedizione e supervisione del Commissario Apostolico Don Sabino Ardito, SDB».
Curioso notare che su quel Calendario FI, la lettera di Papa Francesco ai Giovani (13-1-2017) è corredata da una foto di alcuni giovani in compagnia di… Papa Giovanni Paolo II ! Comunque, sono molto belle le foto e le citazioni testuali di San Massimiliano Kolbe, del beato Paolo VI e di san Giovanni Paolo II.
Tuttavia non possiamo tacere alcune perplessità circa l’articolo del Curatore, “Giovani, famiglie, San Massimiliano e i Frati Francescani dell’Immacolata”. Ben venga sottolineare la nostra sequela dell’ideale mariano-francescano di P. Kolbe. Tuttavia, è gravissima e sintomatica l’omissione nei confronti dei nostri Padri Fondatori, Manelli e Pellettieri, che non vengono affatto menzionati. Ciò è di fatto indice della loro damnatio memoriae che si vuole impiantare tra i nuovi FI (il Curatore è uno dei 5 accusatori e contestatori del Manelli all’incontro FI del 21-1-2012) con l’avallo e/o sotto la regìa di personaggi curiali… 
In effetti quello che era e dovrebbe essere il nostro “Voto Mariano di consacrazione illimitata all’Immacolata”, quale primo voto costitutivo dei FI, viene invece ridotto dal Curatore (e dai vertici) a un «quarto voto (mass-media e missionarietà…)». Non si capisce cosa significhino quei puntini sospensivi. Tutto ciò conferma il programma imposto dall’ “alto”: ri-fare, o manipolare, a tavolino noi FI (carisma, storia, formazione, pensiero e coscienza).
Il disegno in atto era già in qualche modo percepibile nell’infame e calunniosa intervista (Kolbe, non Lefebvre) pubblicata sul numero di marzo 2014 della rivista di Vita Consacrata Testimoni (EDB) che certamente non spicca per apprezzamenti verso le realtà un po’ “tradizionali” di Vita religiosa…
Insomma il disegno di alcuni era già da tempo intuibile: calunniare, distruggere P. Manelli “identificandolo” ora a Mons. Lefebvre, ora a P. Maciel Degollado, ora a Frate Elia da Cortona… Quindi staccare i FI dal loro Fondatore infangato e agganciarli a P. Kolbe; trattare i Fondatori da infedeli alla Chiesa e al carisma FI; negare il loro apporto carismatico (es.: Voto Mariano e povertà francescana); costruire nuovi “fondatori” e riprogrammare i FI, magari facendoli lentamente slittare verso un probabile “ritorno” in seno ai Conventuali o ad altri Minori.
Non si dimentichi che tra le grandi Famiglie Francescane c’è in cantiere un progetto di unificazione (https://www.corrispondenzaromana.it/il-francescanesimo-del-futuro-annunciato-da-radio-vaticana/ ). Il Curatore del Calendario sembra fin troppo ottimista, convinto che i FI conserveranno al termine del commissariamento le loro caratteristiche fondamentali…
Non è così: il Voto Mariano è già cancellato, e la sua marianità è ridotta a un cosiddetto “clima”, a un atto di consacrazione, ma non più un Voto pubblico e costitutivo. Per non parlare poi della vera povertà francescana e della guerra contro le Associazioni… Insomma, alla luce di questi ultimi 6 anni, si evince che sin dall’inizio alcuni avevano l’intento di distruggerci.
La resistenza, anche giuridica e giudiziaria, ha rallentato il piano che comunque continua. Altro punto dolente del Curatore è il sottolineare che il commissariamento stia operando tra noi FI «chiarificazione dottrinale». Gli addetti ai lavori sanno bene che egli è uno di coloro che ci hanno accusato e calunniato di deriva lefebvriana e di tradimento della Chiesa e del carisma… In verità, in scienza e coscienza, vediamo ora una deriva e certamente non in senso tradizionalista. Ad esempio, sarebbe interessante sondare la posizione dei frati e vertici dei FI dinanzi al caso della Comunione concessa ai divorziati risposati che vivono “more uxorio”… Chi scrive condivide invece i “dubia” dei 4 (ora 2) Cardinali e di tanti altri Pastori e sacerdoti più o meno noti.
In effetti, temiamo che coloro che hanno fatto e stanno tuttora facendo “discernimento” su noi FI, insomma coloro che vogliono “riprogrammarci”, siano di fatto influenzati da almeno qualcuno di quei princìpi che hanno costituito l’impianto comune del tomismo trascendentale di Karl Rahner e della Teologia della Liberazione di Gustavo Gutierrez (1971). Ecclesiastici e operatori ecclesiali formati ad una tale mentalità progressista non possono che auspicare e provocare la nostra distruzione (http://amicideltimoneferrara.blogspot.it/2017/03/teologia-della-liberazione-anno-1971.html ). Finché sono influenti nella Chiesa, non abbiamo scampo.
Appellarci a Dicasteri vaticani sembrerebbe inutile. Le nostre Suore Francescane dell’Immacolata si erano appellate alla Segnatura Apostolica contro la CIVCSVA e probabilmente avrebbero ottenuto ragione e giustizia. Ma qualcuno in alto, invece di rispettare il giusto corso legale, magari sollecitando la sentenza della Segnatura, ha praticamente bloccato tutto, ha accolto la “richiesta” della CIVCSVA e ha decretato un nuovo Commissariamento…
In scienza e coscienza dinanzi al Giudice Divino, il Dio d’Israele, non possiamo continuare a tacere e ad assistere silenziosi e passivi al trionfo di ingiustizie e falsità che gridano davvero vendetta al cospetto di Dio. Dio e Maria Santissima Corredentrice, novella Ester, ci aiutino a saper soffrire per il bene della Chiesa. Non sappiamo che sarà del nostro futuro: F.I. ? preti diocesani ? ridotti allo stato laicale?  Solo un intervento straordinario della Grazia può salvarci. Altrimenti “moriremo” vocazionalmente, ma con onore, non da traditori. Amen!

P. Paolo M. Siano

domenica 21 gennaio 2018

Dalle tenebre dell’aborto alla luce di Cristo

Quando si parla di aborto, spesso si considera che cosa questo comporti per la donna o per il bambino, e raramente si pensa a coloro che, quotidianamente, come “mestiere”, effettuano aborti. Il dottor Oriente era uno di quei medici. Quando porta la sua testimonianza in giro per l’Italia e all’estero, comincia spesso dicendo: «Mi chiamo Antonio Oriente, sono un ginecologo e, fino a qualche anno fa, io, con queste mani, uccidevo i figli degli altri». E racconta: «Venivano nel mio studio e mi dicevano: “Dottore, ho avuto una scappatella con una ragazzetta… io non voglio lasciare la mia famiglia, amo mia moglie. Ma ora questa ragazza è incinta. Mi aiuti…”. Ed io lo aiutavo. Oppure arrivava la ragazzina: “Dottore, è stato il mio primo rapporto… non è il ragazzo da sposare, è stato un rapporto occasionale. Mio padre mi ammazza: mi aiuti!”. Ed io la aiutavo. Non pensavo di sbagliare».
Venerdì prossimo il dottor Oriente sarà a Ferrara a portare la sua straordinaria testimonianza di conversione al Vangelo della Vita che lo ha portato, attraverso una serie di “Dio-incidenze” davanti a Papa Francesco per consegnargli gli strumenti che adoperava per effettuare gli aborti.
L’appuntamento è per venerdì 26 gennaio alle ore 21 presso il Cinema Santo Spirito di Ferrara.




giovedì 30 novembre 2017

Presentazione del PDF a Ferrara

PdF: "la famiglia non è uno scarto"

"la famiglia: pietra d'angolo scartata" questo il tema che affronterà Mirko de Carli coordinatore nazionale del Popolo della Famiglia, in un incontro organizzato dal circolo ferrarese del  PdF. L'iniziativa, che segna il debutto in città del movimento fondato da Mario Adinolfi, si svolgerà in città Venerdì 1 dicembre alle ore 21 presso la Sala della Musica in via Boccaleone 19, ed è aperta a tutti.


venerdì 3 novembre 2017

La Massoneria vista dalla Congregazione Plenaria della Pontificia Commissione per la Revisione del Codice di Diritto Canonico (20-29 ottobre 1981)

P. Paolo M. Siano


Dal 20 al 29 ottobre 1981 si è svolta in Vaticano la Congregazione Plenaria della Pontificia Commissione per la Revisione del Codice di Diritto Canonico (C.I.C.) per discutere e votare sulla riassunzione del canone 2335 (Codex Iuris Canonici del 1917) che comminava la scomunica ai cattolici iscritti alla Massoneria o ad altra setta che cospira contro la Chiesa e contro lo Stato.   Quel canone non sarà riassunto nel nuovo C.I.C. del 1983.

È interessante notare due posizioni all’interno della Plenaria: quella minoritaria che auspica la riassunzione del can. 2335 (quindi la scomunica ai cattolici iscritti alla Massoneria), e quella maggioritaria che propone e ottiene che quel canone non sia riassunto e quindi non sia comminata la scomunica ai catto-massoni.

Propongo alcuni punti degli atti tradotti dal latino da P. Zbigniew Suchecki OFMConv. e pubblicati sulla rivista “Religioni e Sette nel mondo” del GRIS (Gruppo di Ricerca Socio-Religiosa) di Bologna, nel n° 1/2008 dedicato al tema “Chiesa Cattolica e Massoneria”.

Le principali argomentazioni della posizione maggioritaria mi sembrano false e pastoralmente imprudenti. Le riassumo così:
- Il can. 2335 non dev’essere riassunto perché altrimenti si va contro i princìpi della revisione del C.I.C. approvati dal Sinodo dei Vescovi del 1967 e da Paolo VI, i quali richiedono la riduzione delle pene “latae sententiae” a pochi casi. 
- Siccome sono vari i gradi di adesione alla Massoneria non è possibile sapere a quale grado inizi la macchinazione contro la Chiesa e se il reo, «giudice di se stesso», sappia con certezza di essere colpevole di macchinazione e quindi di essere incorso nella pena...
- Si ritiene valida l’opinione secondo cui il can. 2335 riguarda solo coloro che operano contro la Chiesa, come attesta la Notificatio della Congregazione per la Dottrina della Fede (CDF) del 18 luglio 1974[1].

Tra i sostenitori di questa posizione:
- il P. Esteban Gomez OP (docente all’Angelicum di Roma) aggiunge che è più grave l’appartenenza al Comunismo, per cui se si inserisce la scomunica ai massoni si dovrebbe inserire anche quella ai comunisti...[2]
- Il Card. Rosalio José Castillo Lara SDB (Segretario della Pontificia Commissione per la Revisione del C.I.C.) concorda con Gomez e aggiunge che la Massoneria non è la stessa in tutte le nazioni...[3]
- Il Card. Franz König afferma che la posizione della Conferenza Episcopale Tedesca (vedi sotto) vale solo per la Massoneria di quella nazione ma non per tutte... König si appella al suddetto rescritto della CDF del 1974...[4]
- Mons. José Vicente Andueza Henriquez afferma che la Massoneria in paesi come il Venezuela convive pacificamente con la Chiesa, e che ci sono massoni «di buona fede» che non tramano contro la Chiesa ma cooperano con essa... Inoltre Mons. Henriquez sostiene che la scomunica ai massoni è inutile, non impedisce loro di avere nuovi adepti e anzi riassumerla nel nuovo C.I.C. susciterebbe «nuove inutili inimicizie». Secondo il prelato venezuelano, in America Latina il vero pericolo è il comunismo, non la Massoneria (cf. pp. 224-228) ...[5]
- Mons. Roman Arrieta Villalobos, Presidente della Conferenza Episcopale del Costa Rica, è convinto che in molte parti del mondo la Massoneria non cospira più contro la Chiesa, né apertamente, né occultamente...[6]


            Vediamo ora le principali argomentazioni della posizioni minoritaria a favore della riassunzione del can. 2335:
           
- La Conferenza Episcopale Tedesca osserva che la Chiesa ha il dovere di indicare chiaramente ai fedeli ciò che è pericoloso per la fede e «l’appartenenza di un cattolico alla massoneria scuote i fondamenti stessi della fede»[7]. Dopo circa 6 anni di colloqui con la Massoneria regolare di Germania (dichiaratamente favorevole alla Chiesa) i Vescovi tedeschi hanno compreso che l’essenza della Massoneria è dappertutto la stessa, perciò essi chiedono la riassunzione del can. 2335 nel nuovo C.I.C.  Altre Conferenze Episcopali, a differenza di quella tedesca, non hanno forse potuto conoscere fatti, documenti e rituali massonici autentici. La macchinazione contro la Chiesa avviene già a livello dei princìpi assunti dalla Massoneria. Inoltre i massoni tedeschi hanno opposto un «categorico rifiuto» ai Vescovi che volevano esaminare anche i rituali degli alti gradi superiori ai primi tre[8]. Se si lascerà alle Conferenze Episcopali il giudizio sulla Massoneria locale «si può ben immaginare a quali e quante pressioni saranno assoggettati  i Vescovi da parte di persone influenti per il loro potere o posizione sociale, o dell’opinione pubblica alla cui formazione non sono estranei i massoni»[9]. Ancora sul tema Massoneria, i Vescovi tedeschi osservano che «per la quasi totalità dei fedeli è impossibile formarsi un esatto giudizio sull’argomento. Il dovere della Chiesa è proprio questo: indicare ai fedeli dove si nascondono i pericoli per la loro fede e la loro vita cristiana»[10].

 - Il Card. Giuseppe Siri osserva: «1) Niente praticamente è mutato nel modo di procedere della setta massonica. 2) Se si obbietta da parte dell’autorità (Paolo VI) essere stato detto che le pene devono essere ridotte, rispondo: “Noi nel consigliare dobbiamo fare quelle cose che sono adatte a questo tempo”»[11].

- Il Card. Joseph Ratzinger nota che le posizioni differenti delle Conferenze Episcopali non significano che la Massoneria sia diversa in quei territori, ma che quei Vescovi non sono informati come quelli tedeschi i quali hanno invece riscontrato che all’essenza della Massoneria appartiene il relativismo tra vero e falso, tra bene e male, lo stesso relativismo che alimenta l’odierna crisi morale. Perciò la Massoneria costituisce «un pericolo straordinario» e molto «più sottile» rispetto ai comunisti[12]. Sui primi 3 gradi i massoni tedeschi erano aperti al dialogo, ma sui 30 gradi superiori essi custodiscono «una disciplina arcana organizzata in modo più che severissimo»[13]. Ratzinger ritiene che «l’opinione» del P. Gomez è «fatta con una certa leggerezza, la quale non corrisponde alla gravità della questione e del lavoro da noi compiuto»[14].

- Il Card. Pietro Palazzini replica così all’obiezione «unanime» dei Consultori della Pontificia Commissione per la Revisione del C.I.C. : la riassunzione del can. 2335 non vìola i princìpi approvati dal Papa e dal Sinodo dei Vescovi del 1967; la riduzione delle pene non implica l’eliminazione di tutte le pene; tra i Vescovi tedeschi che chiedono la riassunzione del can. 2335 ce ne sono alcuni che presero parte a quel Sinodo ma che edotti dall’esperienza comprendono la necessità di mantenere la scomunica ai massoni poiché il loro “credo” è «apostasia almeno implicita», cioè elimina la verità e la religione rivelata pur accogliendo i cattolici come «utili idioti». Nella pastorale bisogna evitare gli equivoci e mostrare la via sicura alla salvezza. La Massoneria è più pericolosa del comunismo poiché questo è nemico esplicito della Chiesa, ma la Massoneria è più subdola[15].

* * * * *

Sulla scia della posizione del Card. König, di Mons. Henriquez, ecc., ci sembra di poter collocare il “Commento al Codice di Diritto Canonico” pubblicato nel 1985 dalla Pontificia Università Urbaniana (PUU), poi ripubblicato nel 2001 dalla Libreria Editrice Vaticana (LEV) con la Presentazione del Card. Mario Francesco Pompedda, l’allora Prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica.  In entrambe le edizioni (PUU, pp. 806-807; LEV, p. 814) curate da Mons. Pio Vito Pinto, sul tema “Massoneria” si lascia intendere che non è facile applicare il can. 1374 (che invoca una giusta pena per chi si iscrive ad associazioni che macchinano contro la Chiesa) a meno che la competente Autorità ecclesiastica universale e particolare indichi chiaramente quali organizzazioni rientrano in quel canone...[16]
Mi chiedo: perché in quel commento non è stata citata anche la dichiarazione della Congregazione per la Dottrina della Fede del 1983 che ribadisce l’incompatibilità tra l’essere massone (qualunque Massoneria si tratti) e l’essere cattolico?

Insomma sono del parere che la crisi della Chiesa, ieri come oggi, risalti anche dal diverso atteggiamento dei Prelati nei confronti della Massoneria.





[1] Cf. Congregazione Plenaria della Pontificia Commissione per la revisione del Codice di Diritto Canonico, Libera Muratoria (c. 2335 CIC 1917), Città del Vaticano 20-29 ottobre 1981, Traduzione dal latino di P. Zbigniew Suchecki OFMConv, in GRIS, Religioni e Sette nel mondo – 1. Chiesa Cattolica e Massoneria, n. 1/2008, Edizioni Studio Domenicano, Bologna, p. 179 (175-248).
[2] Cf. ivi, pp. 192-197.
[3] Cf. ivi, pp. 199-202.
[4] Cf. ivi, pp. 206-207.
[5] Cf. ivi, pp. 224-228.
[6] Cf. ivi, pp. 223-224.
[7] Ivi, p. 180.
[8] Cf. ivi, pp. 181-182.
[9] Ivi, p. 182.
[10] Ivi, p. 183.
[11] Ivi, p. 205.
[12] Cf. ivi, p. 215.
[13] Ivi, p. 216.
[14] Ibidem.
[15] Cf. ivi, pp. 217-220.
[16] Il canone 1374 del C.I.C. del 1983, tuttora vigente, afferma: «Colui che dà il nome a un’associazione che macchina contro la Chiesa, sia punito con giusta pena; colui invece che promuove simile associazione o la modera sia punito da interdetto».  Riporto di seguito il commento al can. 1374, secondo il volume edito da mons. Pinto (LEV, 2001). L’autore sbaglia il numero del canone: è il 2335, non il 2235:
«Il problema della affiliazione ad una società contro la Chiesa non sembrava ormai che dovesse essere affrontato con sanzioni penali, tanto che lo schema aveva previsto l’abrogazione del can. 2235 del CIC 17, che nominava specificamente le sette massoniche ed altre associazioni simili. Anche in fase di riesame, dopo la consultazione, erano venuti dei suggerimenti per supplire alla omissione; e poiché da più parti veniva considerato come abrogato il can. 2235, la Congregazione per la Dottrina della Fede aveva dovuto emanare il 17 febbraio 1981 una Dichiarazione, in cui si affermava che la disciplina del CIC 17 sulle sette proibite restava quella del can. 2235, finché non fosse stato promulgato il Codice. Si deve a questo intervento se nel Codice sia stata conservata la norma penale, anche se attenuata, che proibisce l’iscrizione a sette che tramano contro la Chiesa. È scomparso il riferimento esplicito alle sette massoniche, che erano considerate come il prototipo di tali associazioni ed è stata mutata la scomunica l.s., riservata semplicemente alla Santa Sede, con una pena precettiva indeterminata,  per quelli che solo si iscrivono, e con l’interdetto f.s. per coloro che promuovono o dirigono tali associazioni. La norma è troppo generica e non sarà di facile applicazione; infatti stabilire quale e quanta sia la pericolosità di una setta nei confronti della Chiesa, praticamente non sarà facile, salvo i casi in cui nominativamente venissero comprese sotto il can., dalle competenti autorità ecclesiastiche sia a livello universale che particolare» (Commento al Codice di Diritto Canonico, A cura di Mons. Pio Vito Pinto, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 20012, p. 814).

lunedì 4 settembre 2017

La Massoneria negli «Acta» del Concilio Ecumenico Vaticano II

P. Paolo M. Siano

La Massoneria negli «Acta» del Concilio Ecumenico Vaticano II

Negli «Acta» del Concilio Ecumenico Vaticano II (Acta et Documenta ed Acta Synodalia) si parla di Massoneria, ma non sempre nella stessa direzione. Ecco, in sintesi, alcuni dati sull’argomento[1].

Nel testo «Doctrinae capita» della Commissione Antepreparatoria (1961) del Concilio, nel capitolo «De erroribus damnandis» (gli errori da condannare) leggiamo al n° 31 (grassetto mio):
«Condemnamus omnem persecutionem contra Iudaeos propter eorum religionem vel ob rationes ethnicas; attamen non possumus oblivisci facta praeterita et affirmationes claras ludaismi Internationalis: duces huius Iudaismi a saeculis conspirant contra nomen catholicum modo methodico et odio immortali. Ad hoc serviunt Secta Massonica et communismus»[2].

Tra i «De erroribus damnandis», al n° 58 c’è la Massoneria. In quel numero la Commissione Antepreparatoria riassume in 6 punti le proposte dei Vescovi e la documentazione riguardante la «Secta»[3]

1)     Condannare la «Secta» dei Massoni (così chiedono circa 46 Prelati).

2) Il canone 2335 (del Diritto Canonico promulgato nel 1917) non distingue tra i Massoni che aderiscono davvero alla Setta e quelli spinti invece da motivi economici (così afferma Mons. Dantas, Vescovo di Garanhuns, Brasile).

3) La pena del can. 2335 sia solo per gli adepti pertinaci, non per quelli che entrano in Massoneria per ignoranza, per curiosità o per necessità lavorative o familiari (così propone Mons. Ahumada, Vescovo di Tampico, Messico).

4) Ci sia un solo di modo di agire verso la Setta massonica (così propone Mons. Costa, Vescovo di Caetité, Brasile).

5) L’«Ordo Massonicus» si oppone assolutamente all’«Ordini Catholico», attesta Mons. Gerardo Proença Sigaud (Vescovo di Jacarezinho, Brasile) il quale lamenta che nella Chiesa c’è ignoranza (molti Prelati non vedono, ignorano...), anzi sembra che ci sia «tregua» nei confronti della Massoneria la quale invece è molto potente e costituisce per la Chiesa un pericolo attualissimo  («Periculum est actualissimum»)[4].

6) Commutare la pena canonica ai Massoni o rivedere lo status quaestionis (così propone Mons. Alberto Gaudencio Ramos, Arcivescovo di Belem do Parà, Brasile).

Nel testo «De Laicis» della Commissione Antepreparatoria, nel paragrafo «de associationibus suspectis», al n° 11 è scritto:
«Utrum societas “franco-murariorum” in singulis regionibus prohibenda sit an non relinquatur aestimationi Ordinarii loci»[5]. 

Nel 1959 il Vicario Apostolico dell’Islanda, Mons. Johannes Gunnarsson aveva chiesto che agli Ordinari del luogo venisse data facoltà di proibire o no ai loro fedeli l’adesione alla Massoneria[6]. Chiedeva praticamente di “scavalcare” il can. 2335 che invece comminava ipso facto la scomunica (latae sententiae) ai cattolici che aderivano alla Massoneria, cioè nell’atto stesso della loro adesione o iniziazione.

Altro piccolo passo pro-massonico: nel testo definitivo approvato in Sessione Generale tra l’11 e il 16 dicembre 1961, la Commissio de Disciplina Cleri et Populi Christiani propone che la scomunica latae sententiae prevista dal can. 2335 (ai cattolici che aderiscono alla Massoneria) sia commutata in una pena ferendae sententiae  riservata all’Ordinario[7].


Segnalo un episodio interessante. Il 16 giugno 1962, nella discussione sul Sacramento della Penitenza, il Card. Alfredo Ottaviani si lamenta di quanto si dice di negativo sul conto della Congregazione del Sant’Ufficio di cui è Segretario.  Ottaviani (forse in tono un po’ stizzoso e un po’ ironico) afferma che a giudicare da certe critiche, lui viene visto quasi come una forma di «massoneria», al che egli osserva che se il Sant’Ufficio fosse «massoneria», allora il «primus massonis» sarebbe il Sommo Pontefice (che all’epoca ne era il Prefetto) e massoni sarebbero i Cardinali e Consultori del Sant’Ufficio. Ottaviani spiega che se si dà un significato «ordinario» al termine «maçon» (cioè, muratore, costruttore) allora in tal caso egli si riconosce “massone” nel senso che opera alla riedificazione della Chiesa:
«sumus massones quia laboramus omnes pro aedificatione edificii Sanctae Matris Ecclesiae et pro reparatione eorum quae in ipso aedificio reparanda sunt, quia est semper societas humana»[8].

E passiamo al Concilio. Il 6 dicembre 1962,  durante la 35a Congregazione Generale del Concilio Vaticano II, Mons. Sergio Mendez Arceo, Vescovo di Cuernavaca (Messico) tratta del tema Massoneria. Mons. Mendez Arceo afferma che i ministri di culto e i cristiani non cattolici che appartengono alla Massoneria, se venissero meglio conosciuti e amati dalla Chiesa Cattolica, potrebbero essere un valido strumento per eliminare dalla stessa Massoneria qualsiasi  carattere anticristiano e anticattolico... Mendez Arceo auspica la riconciliazione tra Chiesa e Massoneria[9].

            Nel commento sullo schema “De Ecclesia”, l’Arcivescovo di Taranto Mons. Guglielmo Motolese afferma, senza mezze misure, che materialismo marxista, laicismo e «massoneria» sono errori «perniciosissimi» che aggrediscono da ogni parte le anime dei fedeli[10].

            Il 20 novembre 1963, alla 71a Congregazione Generale, ancora Mons. Mendez Arceo afferma che nella Massoneria ci sono non pochi anticristiani, ma ci sono moltissimi cristiani che aderiscono al Dio rivelato (biblico) e che non cospirano contro la Chiesa né contro l’autorità civile. Secondo il presule messicano tra questi massoni cristiani ci sono coloro che desiderano le parole della Chiesa...[11]

            Il 28 settembre 1964, alla 89a Congregazione Generale, il Card. Ernesto Ruffini attacca la Massoneria definendola setta pericolosa, ma il giorno dopo, alla 90a Congregazione Generale, ancora Mendez Arceo ribadisce la sua posizione irenica e amichevole verso la Massoneria e ciò gli ottiene manifestazioni di plauso da massoni di tutto il mondo[12].
            L’intervento antimassonico del Card. Ruffini non mi sembra molto incisivo, forse anche perché tira in ballo gli Ebrei collegandoli alla «Secta»[13]; purtroppo la linea di Mendez Arceo ha buon gioco in quel clima conciliante e ancor più nel post-concilio.

            Il 20 settembre 1965, alla 131a Congregazione Generale, l’Arcivescovo Mons. Marcel Lefebvre, Superiore Generale degli Spiritani, cerca di far capire ai Padri conciliari che sul tema della libertà religiosa è in atto una strumentalizzazione massonica del Concilio («Concilium nostrum») come si rinviene appunto dal recente libro del massone Yves Marsaudon, “L’Œcuménisme vu par un Franc-Maçon de Tradition”, che Mons. Lefebvre cita nel suo intervento[14]. È proprio in quel libro delle Editions Vitiano che Marsaudon 33° definisce l’atteggiamento filo-massonico di Mons. Mendez Arceo come un segno dei tempi...[15]


Conclusioni.
Durante la fase antepreparatoria e lo svolgimento del Concilio, per quanto riguarda il tema Massoneria, possiamo riscontrare all’interno della gerarchia ecclesiastica almeno le seguenti posizioni nei confronti della «Secta Massonica»:

1a) una posizione antimassonica intransigente, in perfetta sintonia con il can. 2335 (es.: Ruffini, Sigaud, Lefebvre);

2a) una posizione antimassonica un po’ più “mite” che propone di limitare la censura del can. 2335 solo a quei massoni pertinaci, ossia a quelli che aderiscono alla Massoneria non per necessità economiche ma perché convinti dei princìpi massonici;

3a) una posizione antimassonica molto più blanda, che propone di trasformare la pena latae sententiae del can. 2335 in pena ferendae sententiae riservata alle autorità ecclesiastiche locali... Una tale linea decentralizzante potrebbe portare al paradosso di vedere l’appartenenza massonica vietata in una diocesi e permessa in un’altra diocesi magari anche confinante...

4a) una posizione apertamente morbida, conciliante, irenica, sostenuta chiaramente da alcuni Vescovi “di periferia” (troppo buoni, troppo ingenui, oppure agenti di strategie occulte?);

5a) una posizione “neutrale”, “silenziosa” (incline alla 4a ?).

Quel che è certo, è che ai massoni di ieri e di oggi non piace la 1a posizione...

Purtroppo è la posizione di Mons. Mendez Arceo (la 4a sopraindicata) a rivelarsi molto forte subito dopo il Concilio, specialmente nel periodo che va all’incirca dal 1965 al 1983, quando vari ecclesiastici europei e americani manifestano, da un lato, irenismo cordiale verso la Massoneria, dall’altro, contestazione palese o strisciante verso la Humanae vitae di Paolo VI e verso altri punti dottrinali.

Il 25 gennaio 1983 viene promulgato il nuovo Codice di Diritto Canonico in cui scompaiono il can. 2335 del Codice precedente e qualsiasi riferimento esplicito alla Massoneria. Il nuovo Codice entra in vigore il 27 novembre 1983, ma il giorno prima (26 novembre), la Congregazione per la Dottrina della Fede (CDF), presieduta dal Card. Ratzinger, pubblica una dichiarazione con cui boccia di fatto la linea sostenuta in Concilio da Mons. Mendez Arceo. Pertanto: rimane immutato il giudizio negativo della Chiesa su tutte le associazioni massoniche; i cattolici iscritti ad associazioni massoniche sono in stato di peccato grave e non possono accedere alla S. Comunione; alle autorità ecclesiastiche locali non compete esprimersi sulle associazioni massoniche con un giudizio che implichi deroga a quanto stabilito da quella dichiarazione della CDF [16].

Qualcuno potrebbe pensare che la partita è chiusa. Si sbaglia di grosso. Da quel novembre 1983 i Massoni e i loro alleati ecclesiastici non si sono arresi e proseguono tuttora nei loro comuni progetti...



[1] In questo mio articolo, nei limiti di circa 11.000 battute, seguo come testo base alcune pagine della relazione del Prof. P. Zbigniew Suchecki OFMConv., Massoneria e Diritto Canonico, tenuta a Modena l’8 febbraio 2014 (http://www.centroculturaleilfaro.it/files/Suchecki---Relazione-Chiesa-e-massoneria--Modena-2014-_57845870.pdf , pp. 13-14), a cui aggiungo altri dati da me rinvenuti e riflessioni personali.
[2] Acta et Documenta Concilio Oecumenico Vaticano II Apparando, Series I (Antepraeparatoria), Appendix Vol. II, Pars 1, Typis Polyglottis Vaticanis, 1961, p. 212 (sigla: AD). Citerò gli Acta indicando: sigla, numero di serie, volume, parte, anno di pubblicazione, numero di pagina.
[3] Cf. AD, I, Appendix II/1, pp. 228-229.
[4] Cit. da Suchecki, p. 13, nota 66.
[5] AD, I, Appendix II/1, p. 794.
[6] Cf. AD, I-II/2, 1960, p. 528.
[7] Cf. AD, II-III/1, 1969, pp. 413-415.
[8] AD, Series II, Vol. II, Acta Pontificiae Commissionis Centralis Preparatoriae Concilii Oecumenici Vaticani II, Pars 2, Typis Polyglottis Vaticanis, 1967, p. 129.
[9] Cf. Acta Synodalia Sacrosancti Concilii Oecumenici Vaticani Secundi, Vol. I, pars. 4, Typis Polyglottis Vaticanis, 1971, p. 341 (sigla: AS). Citerò l’opera indicando: sigla, volume, parte, anno di pubblicazione, numero di pagina.
[10] Cf. AS, I/4, p. 535.
[11] Cf. AS, II/5, 1973, pp. 617-618.
[12] Cf. J. A. Ferrer Benimeli – G. CaprileMassoneria e Chiesa Cattolica, ieri oggi e domani, Ed. Paoline, Roma 1979, pp. 87-88, p. 89 nota 65.
[13] Cf. Suchecki, p. 14 nota 69.
[14] Cf. AS, IV/1, 1976, p. 410.
[15] Cf. Y. Marsaudon, L’Œcuménisme vu par un Franc-Maçon de Tradition, Editions Vitiano, Paris 1964, p. 25.
[16] Cf. Acta Apostolicae Sedis 76 (1984), p. 300.