Gli “Schiavi del XXI° secolo” hanno a che fare anche con il fenomeno
del “Land Grabbing”, realtà dai più poco conosciuta ma che sta causando grandi
sofferenze a migliaia e migliaia di persone….ovviamente povere. La scarsa
conoscenza su questo fenomeno deriva probabilmente dal fatto di essere designato
con un “inglesismo” che contribuisce a renderlo un concetto tecnico ed estraneo.
Letteralmente
land grabbing
significa “accaparramento delle terre”
ossia quando una larga porzione di terra considerata “inutilizzata” è
venduta a terzi, aziende o governi di altri paesi senza il consenso delle comunità che ci abitano o che la
utilizzano, spesso da anni, per coltivare e produrre il loro cibo. Uno scandalo
che esiste da molti anni, ma che dallo scoppio della crisi finanziaria è
cresciuto enormemente, spingendo nella fame migliaia di contadini del Sud del
mondo. Dal 2008, cioè dallo scoppio della crisi finanziaria, il fenomeno del
land grabbing è cresciuto del 1000% ed partito in primis per iniziativa
della Daewoo, multinazionale sudcoreana, che in Madagascar era riuscita ad
ottenere, in comodato gratuito per 99 anni, un'estensione di terra grande come
il Belgio. Il motivo: garantire alla Corea del Sud la fornitura di cibo in
vista di un futuro incerto. In seguito vari altri paesi come l’India, Cina,
Arabia Saudita, Qatar hanno seguito l'esempio garantendosi terre soprattutto in
Africa, ma anche nel Sud Est asiatico (Cambogia, Laos, Filippine, Pakistan,
Indonesia) per la produzione di derrate agricole destinate ai propri paesi, sia
per motivi alimentari che per la produzione di bio-etanolo.
Terreni che prima davano cibo e rifugio a
molti sono recintati e rimangono inutilizzati. Il settanta per cento di
acquisizioni di terre attualmente avviene nell’Africa Sub-Sahariana. E proprio
in Africa, più che in ogni altro continente, i paesi stranieri possono
approfittare di governi poveri e corrotti, che in cambio di denaro, tecnologie
e infrastrutture, non esitano a vendere il loro bene più prezioso, che è da
solo ricchezza e disgrazia del continente: la terra.
Per
“acquisizione” si intende il fatto che le terre vengono concesse in locazione
per lunghi periodi o addirittura cedute, letteralmente vendute. Ad esempio in
Africa il prezzo di acquisto o di affitto a lungo termine (il contratto,
rinnovabile, va da 50 a 99 anni) per un ettaro di terreno varia da 2 a 10
dollari. Il sistema di gestione della terra è basato su regole informali e
tradizionali, riconosciute localmente ma non dagli accordi internazionali, e
senza alcuna certezza dei diritti fondiari; nessun contadino africano può
imporsi e provare a possedere un terreno. Più del 90% della terra non è
legalmente regolamentata, il diritto di proprietà riguarda dal 2 al 10% delle
terre. Quasi il 50% dei contadini coltiva meno di un ettaro di terra e quasi il
25% ha accesso ad un appezzamento più piccolo di un decimo di ettaro.
Il report “Secure Land Rights for All”
realizzato dal
programma delle Nazioni Unite per gli insediamenti umani (United Nations Human Settlements
Programme Un-Habitat) e dal
Network Global Land Tool, stima che 5 milioni di persone ogni anno subisce espropri di terra;
connesso a questo c’è ovviamente il diritto di proprietà, di avere una propria
casa, una propria terra coltivabile, e indirettamente i diritti di residenza,
di accesso alle risorse naturali, alla sussistenza, al lavoro, alla libertà di
movimento. Il caso più eclatante è quello della Cina che, sotto la pressione di
una crescita demografica che non sembra arrestarsi, è alla ricerca sfrenata di
risorse alimentari e minerarie che le permettano il mantenimento del suo
odierno trend di crescita economica; la Cina ha così iniziato la sua ricerca di
terre e risorse: il boom di acquisti è avvenuto ovviamente in Africa: 2.800.000
ettari in Congo, 2.000.000 di ettari in Zambia, 10.000 in Camerun, 4.046 in
Uganda e solo 300 ettari (ma siamo all’inizio) in Tanzania.
Accanto
alla Cina c’è un altro grande bisognoso di terra: l’India. 50.000 ettari in
Laos, 69.000 in Indonesia, 10.000 in Paraguay, 10.000 in Uruguay, ben 614.000
ettari in Argentina, 370.000 ettari in Etiopia, 232.000 ettari in Madagascar e
289.000 ettari in Malesia. Quali i risultati di questo accapparamento famelico?
Beh è facile intuirli…Le comunità locali sono scacciate dalle terre
che davano loro da mangiare da generazioni, private dei loro mezzi di
sussistenza, le famiglie di contadini sono costrette all’esilio forzato. Le
coltivazioni su grossa scala hanno bisogno di poca mano d’opera e così solo
pochi di loro trovano un lavoro, per un salario da fame che non basta a sfamare
la loro famiglia. Chi è riuscito a conservare le proprie terre non se la
passa meglio: i corsi d’acqua sono prosciugati a causa degli enormi bisogni
d’irrigazione delle grande coltivazioni, oppure inquinati dall’uso eccessivo di
fertilizzanti e pesticidi.
Nei paesi in cui l’insicurezza alimentare è una
costante preoccupazione, l’esportazione di derrate alimentari verso l’estero
aggrava ancor più la penuria di cibo e fa aumentare i prezzi. Le famiglie, già
private della terra che li nutre, finiscono sempre più nella precarietà. Non a caso l’aumento di fame e povertà
nei paesi in via di sviluppo coincide con gli appetiti finanziari ed
espansionistici dei paesi promotori di questo neocolonialismo moderno.
Tutto
questo tuttavia non ci deve lasciare indifferenti ed inerti. Ma come
fare..?. Il Santo Padre in questi ultimi
tempi ci invita ripetutamente ad un ripensamento
delle soluzioni politiche ed economiche in particolare ci sollecita a ripensare
alla solidarietà
non come mera assistenza, ma come sovrana forma di partecipazione di
tutti e di ciascuno alla promozione dei beni comuni. Beni che non si risolvono
in una qualsiasi funzione di utilità/felicità collettiva, ma nell’impegno
personale a perseguire la «via istituzionale della carità». Quindi come dice
Papa Francesco è importante restituire alla nozione di «solidarietà» la dovuta
«cittadinanza sociale», assumendola non come un di più da elargire con
compassionevole generosità, quanto piuttosto di interpretarla e di
implementarla per via istituzionale come “via maestra” dell’azione di governo.
E se ci pensiamo bene l’unico modo per bloccare il land grabbing, è
implementare il suo opposto ossia la solidarietà (quella evangelica) che per
definizione non accaparra ma distribuisce. Ed è sempre il Santo Padre che con
la Parola di Dio ci indica la Via da seguire come ci ha insegnato nella
stupenda riflessione che ha tenuto il giorno della Solennità del Corpus Domini
commentando il brano del Vangelo sulla Moltiplicazione dei pani e dei pesci
Il Papa
infatti ricorda come “Gesù invita gli
stessi discepoli a sfamare la moltitudine ma di fronte alla necessità della
folla, ecco la soluzione dei discepoli: ognuno pensi a se stesso; congedare la
folla! . Ma la soluzione di Gesù va in un’altra direzione, una direzione che
sorprende i discepoli: «Voi stessi date loro da mangiare». La risposta sta
nell’invito di Gesù ai discepoli «Voi stessi date…», “dare”, condividere. Che
cosa condividono i discepoli? Quel poco che hanno: cinque pani e due pesci. Ma
sono proprio quei pani e quei pesci che nelle mani del Signore sfamano tutta la
folla. E sono proprio i discepoli smarriti di fronte all’incapacità dei loro
mezzi, alla povertà di quello che possono mettere a disposizione, a far
accomodare la gente e a distribuire – fidandosi della parola di Gesù - i pani e
pesci che sfamano la folla. E questo ci dice che nella Chiesa, ma anche nella
società, una parola chiave di cui non dobbiamo avere paura è “solidarietà”,
saper mettere, cioè, a disposizione di Dio quello che abbiamo, le nostre umili
capacità, perché solo nella condivisione, nel dono, la nostra vita sarà
feconda, porterà frutto”.
Crediamo
che solo in questo modo e nel pensiero evangelico sia possibile ridisegnare l’idea di «potere» e di «denaro», relativizzandoli,
desacralizzandoli e rendendoli funzionali alla soluzione dei problemi
dell’uomo. In questa prospettiva, la solidarietà diventa la prima virtù del
vivere in società e il timone per una società più giusta.
Gli
Amici del Timone di Ferrara
Bibliografia
- Daewoo Madagascar chez
le President Ravalomanana, Madagascar
Tribune, 31 ottobre 2008, in http://www.madagascar-tribune.com/Daewoo-Madagascar-chez-le,9707.html
- Song Jung-a, Christian Oliver,
Tom Burgis, "Daewoo to
cultivate Madagascar land for free”, Financial Times, 19 Novembre
2008
- Park S., Daewoo Logistics
Says Farm Deal May Cost 6$ billion, Bloomberg.com, 20 novembre
2008, in http://www.bloomberg.com/apps/news?pid=20601116&sid=a1anvJxPYq20&refer=africa
4. Rapporto “Land grab or development
opportunity?Agricultural investment and international land deals in Africa” di
FAO, IFAD e IIED
- Dati: IFAD - Fondo internazionale per lo sviluppo
agricolo dell’ONU
6. Food Crisis and the Global Land
Grab: www.farmlandgrab.org
7. Rapporto 2010 “Land grab in
Africa-Emerging land system drivers in a teleconnected world” del GLP (Global
Land Project)
9. Li Ping, Hopes and strains in
China’s overseas farming investments, Economic Observer, Pechino, 3 luglio 2008
(http://tinyurl.com).